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Comunità di pratica: come si organizza un circolo di poker

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Ritratto di Pierre Lévy

Che la struttura verticale non regga l’hai già visto. La domanda vera è con che cosa la sostituisci — e la risposta ha un nome, non è un’invenzione recente, e nel poker dal vivo funziona meglio che altrove.

I quattro elementi di una comunità di pratica

Ritratto di Étienne Wenger
Étienne Wenger. Fonte: Wikipedia.

Una comunità di pratica nasce quando delle persone si tengono insieme non per un contratto ma per un interesse condiviso. Che cos’è una comunità di pratica, e che cosa ha osservato Wenger.

Chi l’ha studiata ne ha isolato quattro elementi, e vale la pena leggerli pensando alla tua sala:

  • reti collaborative fra pari, non catene di comando;
  • partecipazione volontaria dei membri;
  • apprendimento e costruzione di capacità al centro, non il controllo;
  • condivisione della conoscenza, sviluppo di esperienze, soluzione di problemi.

Sono quattro cose che nella tua struttura attuale non hanno un posto, e che nella sala succedono comunque — solo che succedono fuori dall’organigramma, quindi non le governi e non le usi.

La netiquette: regole che si fanno rispettare da sole

Ogni comunità di pratica ha le sue norme, quasi sempre non scritte. E ha un modo suo di farle valere: chi non le rispetta viene isolato dal gruppo stesso, senza che nessuno debba richiamarlo dall’alto.

Per chi gestisce personale è un fatto molto concreto: la disciplina non costa gerarchia. In una struttura verticale ogni regola ha bisogno di qualcuno che la imponga, e quel qualcuno costa — in tempo, in stipendio e in attriti. In una comunità di pratica la regola la tiene il gruppo, perché farne parte vale qualcosa.

La conoscenza completa non è mai di un singolo

È il principio su cui poggia tutto il resto: la conoscenza assoluta non è appannaggio di un individuo, e si raggiunge solo unendo i saperi limitati contenuti nella conoscenza di ciascuno.

Nella tua sala vuol dire questo. Il dealer sa cose che il floorman non vede. Il floorman ne sa altre che al management non arrivano mai. Chi sta alla reception conosce i giocatori meglio di chiunque altro. In una catena verticale ognuna di quelle informazioni si ferma al primo superiore. In una comunità di pratica circolano, si confrontano, e producono soluzioni ai problemi che nascono dall’uso reale — non a quelli immaginati in una riunione.

È quella che si chiama conoscenza connettiva, e quello che genera è intelligenza collettiva.

Perché gli eventi live sono il terreno migliore per il Social Enterprise Model

Qui sta il punto che riguarda te più di chiunque altro.

La predisposizione naturale degli asset strategici di chi organizza eventi live di poker, e le dinamiche intrinseche dei processi con cui quegli eventi si progettano e si realizzano, permettono di sfruttare il potenziale massimo dei modelli social enterprise meglio di qualsiasi altra realtà organizzativa.

Non è un complimento al settore: è una constatazione su come è fatto il lavoro. Un evento dal vivo si monta e si smonta; le squadre si ricompongono ogni volta; le competenze si sovrappongono; e la quantità di informazione che passa fra le persone in poche ore non ha paragoni in un’azienda che fa sempre la stessa cosa nello stesso posto.

Sono esattamente le condizioni in cui una struttura orizzontale rende, e una verticale spreca.

Come è stato verificato, e da dove

Il Poker Social Enterprise non è un’ipotesi applicata dall’esterno. È stato costruito dentro il settore, con il metodo che serve a rispondere alle domande sul «come»: lo studio di un caso reale.

Il fine non era generalizzare. Era capire un caso concreto fino in fondo, nelle sue peculiarità e nel suo contesto, per verificare se un’organizzazione costruita così regge davvero.

E i dati sono stati raccolti con il metodo etnografico dell’osservatore partecipante, possibile per una ragione semplice: chi ha sviluppato il modello organizza eventi di poker dal vivo. Non ha osservato il settore da fuori — l’ha osservato partecipandoci, con una visione completa delle strategie da adottare e delle relazioni da coordinare fra chi sta dentro e chi sta fuori. Documenti, spazi, persone, e insieme a quelli le conversazioni formali e informali che nessun questionario raccoglie. Il metodo etnografico dell’osservatore partecipante, per esteso.

Creare valore per tutti gli stakeholder

È lo scopo dichiarato del modello, ed è anche il metro con cui giudicarlo: sviluppare le migliori strategie di comunicazione allo scopo di creare valore per tutti gli stakeholder — non solo per chi sta in cima all’organigramma.

Vuol dire che il dealer, il floorman, chi si occupa della comunicazione e chi porta i giocatori non sono costi da comprimere: sono le persone da cui il valore viene, e il modello è costruito perché a loro torni qualcosa.

Come, esattamente, è la prossima cosa da guardare: chi fa che cosa dentro questa struttura, e con quale ruolo.

Aprire o rilanciare la tua poker room con il modello Poker Social Enterprise