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L’influenza informativa nel poker live

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L’influenza informativa nel poker live

Sapere quanto vale una singola carta non dice ancora quanto ne sai in un dato momento dello spot. Il valore informativo è la quota che ogni elemento del mazzo esprime per natura; quello che serve adesso è la quantità che ogni fase rende davvero accessibile.

Quella quantità non dipende da te. Dipende da quante carte quella fase ha messo sul tavolo. Quanto poi riesci a farci, quello sì che dipende da te: dalla capacità di percepire, comprendere e interpretare l’informazione che hai davanti.

Dal valore informativo alla misura di ogni fase

Stabilita la quantità di informazioni espressa dalla singola carta, il passaggio successivo è definire quella generata dalle combinazioni nelle singole fasi dello spot.

È un valore universale: indica quante informazioni è possibile raggiungere in una certa fase a prescindere dal grado di abilità di chi è seduto al tavolo. Non misura te, misura la fase. E mentre la fase si svolge, quel valore influenza in tempo reale le scelte strategiche di tutti, ciascuno in funzione delle abilità che possiede.

È qui che si individua il potenziale utilizzo di abilità specifiche — quelle che, da sole, non bastano a garantirsi che siano applicabili.

La grandezza che dice quali abilità servono

Poiché quelle informazioni influenzano le scelte strategiche, e con esse la selezione delle abilità applicative dei soggetti coinvolti, la grandezza prende il nome di Influenza Informativa, la Ii.

La definizione è questa: la grandezza tramite la quale è possibile individuare le abilità necessarie per fronteggiare e battere gli avversari. Non ti dice se vincerai la mano. Ti dice quali abilità quella fase ti mette a disposizione, e quindi quali ha senso cercare.

Il nome non è un conio del modello. L’influenza informativa è un concetto della psicologia sociale, di Deutsch e Gerard, 1955, e qui viene applicato a un contesto specifico. Attraverso gli strumenti dell’analisi qualitativa, al soggetto che seleziona meglio le informazioni e i processi di significazione a esse correlati la situazione appare più chiara.

Tutti vedono le stesse informazioni, ed è per questo che gli indici sono costanti

Il contributo della Ii è fondamentale per il modello, perché è in questa condizione che si genera la differenza qualitativa fra un giocatore e l’altro.

Tutti gli attori coinvolti nello spot hanno accesso alle medesime informazioni. Il board è uno solo, le fasi sono le stesse per tutti, e la quantità che ogni fase rende accessibile non cambia da persona a persona. È esattamente questa caratteristica che rende gli indici delle costanti: se il valore fosse diverso per ciascuno, non ci sarebbe niente da fissare.

Quello che cambia è la qualità delle scelte, e da lì il raggiungimento o meno degli obiettivi dello spot. Nella modalità classica quella differenza si rivela nulla, perché la componente aleatoria che le è intrinseca la cancella prima che possa contare.

Le quattro fasi cambiano nome perché cambia la domanda

Dall’elaborazione degli indici esce un modo diverso di nominare le quattro fasi di uno spot, e i nomi nuovi dicono che cosa si fa in ciascuna: al pre-flop la classificazione degli avversari, al flop il restringimento semantico del range, al turn la definizione della situazione, al river la rettifica o la conferma.

Al pre-flop le informazioni sono poche ma bastano a valutare chi è entrato nell’azione. I matematici del poker usano tabelle costruite sulla relazione fra la posizione da cui si entra e le combinazioni equivalenti. Con il cambio di paradigma quelle tabelle non spariscono: si aggiunge una scheda immaginaria, in cui raggruppi mentalmente le caratteristiche degli avversari coinvolti.

Al flop la differenza fra i due approcci diventa netta. Il matematico si chiede in che modo il flop ha colpito il range avversario, e su quello calcola il proprio EV rispetto al piatto. Chi applica il nuovo paradigma non è interessato al piatto, e la domanda che si pone prima di ogni altra è che cosa significhi quel flop per gli avversari. A questo punto del board le informazioni acquisite offrono molte interpretazioni della situazione, e la capacità di definirla comincia a fare la differenza fra i competitor.

Il pensiero ricorsivo, dal livello zero in su

Le elaborazioni di ogni fase si sviluppano su più livelli di pensiero ricorsivo, con quello che la Treccani chiama effetto matrioska: ogni livello contiene il precedente.

Al livello zero c’è chi si approccia allo spot considerando soltanto il valore della propria combinazione. Al livello uno chi considera la propria e quella dell’avversario. Al livello due chi tiene conto anche del valore che l’avversario ha attribuito alla propria, e così via, potenzialmente all’infinito.

Al turn i processi sono gli stessi delle fasi precedenti, con la complicazione di più informazioni da processare, e ciascuno mostra il proprio grado di definizione della medesima situazione. Al river si conferma quanto determinato al turn, oppure lo si rettifica.

Ed è al river che un giocatore di abilità abbatte la componente aleatoria: capisce che il valore della propria combinazione non è più la mano vincente, e preserva lo stack e la permanenza nel torneo. Il luogo comune per cui «i tornei si vincono foldando» descrive esattamente questo, senza saperlo.

Più carte sono conosciute, più informazione la fase rende accessibile

La quantità che una fase rende accessibile si calcola mettendo in rapporto il valore informativo di una carta con quante carte quella fase ha reso conosciute. La formula è Ii = Vi × Ec, dove Ec è il numero di elementi conosciuti nella fase.

Quali elementi entrino in quel conto, fase per fase, discende dalla logica della completezza delle informazioni, ed è materia da vedere sulle sette carte che ogni giocatore arriva a conoscere.

Sul risultato serve una precisazione, perché è facile leggerlo per quello che non è. Dire che a una certa fase corrisponde una data percentuale non significa che tu conosca quella porzione di mazzo. Significa che la struttura del board, il modo in cui gli elementi si combinano fra loro e le tue pocket card esprimono quella quota del totale delle informazioni possibili contenute nel mazzo: sono le opportunità informative che quelle combinazioni sono in grado di generare rispetto al mazzo completo.

Questi valori, da soli, non bastano ancora a valorizzare e preservare le abilità in un torneo dal vivo, e l’elaborato lo dimostra passo per passo. Le abilità individuate vanno verificate nella loro applicabilità, e la verifica passa da un secondo fattore: la grandezza dello stack con cui entri nello spot.

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