Poker Texas Hold'em

La logica di ripartizione degli Skill Poker Index

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La logica di ripartizione degli Skill Poker Index

Il passaggio dalla modalità cash game alla modalità torneo, voluto dai padri fondatori, ha generato un’anomalia strategica e di metodologia di analisi. A cinquant’anni di distanza professionisti e amatoriali continuano ad applicare strategie che nel cash game sono fondamentali e nei tornei sono totalmente inutili.

Il secondo cambio culturale che l’elaborato si propone di verificare parte da lì: abbandonare gli obiettivi di profitto, considerarli una mera conseguenza del lavorare bene, e concentrare le risorse sulla qualità del proprio fare. Secondo questo principio, aggiudicarsi il piatto in uno spot di torneo dovrebbe essere la conseguenza del tentativo fallito di sottrarre lo stack all’avversario, e non l’obiettivo principale.

Gli Skill Poker Index sono gli indicatori percentuali che intervengono solo nelle fasi di all-in precedenti il river e stabiliscono come il piatto si divide in quelle fasi.

La win rate di un torneo non si misura in bui

Nel cash game la win rate è il rapporto fra i big blind vinti ogni cento mani, BB/100. Le puntate obbligatorie del pre-flop sono denaro sonante, con cui paghi le spese base, e lo steal — il rilancio pre-flop che costringe gli avversari a passare — entra dritto in quel conto.

In un torneo la win rate si calcola in un altro modo: è il rapporto fra i piazzamenti a premi e il numero di eventi giocati in un periodo. Il buio e mezzo che incassi facendo foldare tutti non entra in quel rapporto in nessun modo, e per dire di aver prodotto un profitto sulla trasferta devi piazzarti nella zona dei premi.

È la stessa mossa, e cambia di valore passando da una modalità all’altra. Passare da cinquanta bui a cinquantuno e mezzo non agisce su nessuna delle strategie che avevi costruito con cinquanta. Quello che resta è la costruzione del tuo metagame, cioè dell’immagine di te che gli avversari usano per decidere: un ruolo che c’è, e che resta marginale.

Da qui anche un orientamento diverso delle action pre-flop: interessa favorire il call degli avversari, perché non puoi prenderti lo stack di chi non hai lasciato entrare nella mano. È il rovescio esatto del furto dei bui.

All’all-in prima del river si rinuncia alle proprie abilità

Il furto dei bui è solo uno degli errori grossolani che emergono in una sessione dal vivo, e vengono tutti dalla stessa radice: la migrazione dei concetti del cash game dentro le strutture dei tornei. Il cambio di paradigma comincia da come si analizza lo spot.

In un torneo dal vivo non puoi ignorare l’enorme mole di dati che ogni fase produce e che influenzano profondamente le scelte. La matematica non li gestisce, perché non appartengono alla sua dimensione: sei immerso nella dimensione della comunicazione. Furono due matematici, Shannon e Weaver, a proporre per primi un modello matematico della comunicazione, e furono loro stessi a dimostrare che la matematica può spiegarne solo alcuni aspetti.

L’adozione della metodologia analitica interdisciplinare permette di riconoscere e definire ogni situazione di gioco. A seconda di quanto riesci a comprendere, elaborare e interpretare, ti porta a riflettere più a fondo sulle informazioni acquisite, con un lavoro qualitativo che integra l’analisi quantitativa classica, e può indurti a foldare una mano buona ma non vincente. È altro dal fold matematico, quello che butta via le carte appena l’EV diventa negativo.

Il caso classico è il cooler: un’ottima mano, che però non è la migliore. Riconoscerlo vuol dire tenere conto anche di quello che la matematica non gestisce — il feedback, il contesto, gli impliciti comunicativi, il linguaggio verbale e non verbale — cioè leggere il tavolo e non soltanto le carte.

Portare lo stesso spot allo show-down prima del river fa l’opposto: si rinuncia di fatto alla possibilità di acquisire nuove informazioni e di reagire di conseguenza. Online, con più tavoli aperti insieme, non c’è altro a cui appoggiarsi che il calcolo dell’EV. Dal vivo quelle informazioni ci sono, e chiudere lo spot prima del river vuol dire non raccoglierle. Con quelle informazioni se ne vanno anche le abilità che avresti potuto applicare avendole.

La ripartizione premia la mano migliore e sanziona chi ha rischiato

Fra le abilità che contano davvero c’è quella di indurre l’avversario ad andare all-in o a chiamarne uno con la mano peggiore. È un’abilità vera, e quando ci riesci l’hai usata bene.

Solo che l’avversario arrivato allo show-down con la mano peggiore può migliorare il punto prima del river e ribaltare l’esito. Chi ha indotto quell’all-in ha usato bene una sua abilità e, nello stesso momento, ha rinunciato a preservare il proprio stack e la propria permanenza nel torneo, nel caso il board si ponesse a sfavore della sua combinazione iniziale.

La logica di ripartizione degli indici si regge su questa doppia mossa. Da un lato favorisce il giocatore che nella fase di all-in prima del river presenta la mano migliore; dall’altro sanziona quello stesso giocatore, per aver messo a repentaglio il torneo su uno spot che non è ancora arrivato al river. Il premio e la sanzione cadono sulla stessa persona, ed è la ragione per cui la ripartizione del piatto è parziale.

Gli indici si esprimono in forma percentuale e agiscono soltanto dentro la fase in cui l’all-in è avvenuto. Del torneo non toccano nient’altro: non i livelli di bui, non la struttura, non i piazzamenti. Misurano quanta abilità quella fase conteneva ancora, e su quella misura dividono.

L’all-in prima del river è il punto su cui intervenire

Sugli effetti che un intervento regolativo avrebbe sulla struttura del gioco gli aspetti da distinguere sono tre. Il primo è la genesi: i livelli di bui restano come alle origini, perché un intervento troppo invasivo snaturerebbe il gioco e trasformerebbe il torneo in un’altra cosa.

Il secondo è lo scoppio a poker giocato, e lì il processo è legittimo: completate tutte le fasi, ogni giocatore ha davanti il board intero e può definire il valore della propria mano rispetto a quelle degli avversari.

Il terzo è la condizione di all-in prima che le fasi si completino, e nel confronto con la definizione enciclopedica è «l’elemento critico principe su cui operare». Puntare tutto lo stack in una street diversa da quella del river implica l’impossibilità di usare le proprie abilità, e insieme compromette la permanenza nel torneo.

A poker giocato il criterio sportivo è soddisfatto

Il criterio della Carta Europea dello Sport in gioco qui è «l’ottenimento di risultati in competizioni di tutti i livelli», uno dei criteri sportivi su cui la disciplina viene valutata quando chiede di essere riconosciuta.

Lo spot che arriva al river lo soddisfa nella sostanza. Il torneo di Texas Hold’em è una competizione ad eliminazione, che mette ogni giocatore nella condizione di cercare qualsiasi soluzione lo porti a conquistare lo stack avversario, mentre l’avversario a sua volta si difende dalle strategie altrui indagando quelle che rovescino la competizione a proprio favore.

Lo scoppio che avviene a mano giocata, quindi, non intacca quel criterio: il risultato è arrivato dentro il gioco, e chi era sfavorito ha saputo reperire le informazioni che gli servivano per capire quanto l’avversario fosse disposto a versare nel piatto. Quello che intacca il criterio è l’eliminazione decisa in una fase in cui nessuno dei due può più fare niente.

Il professionista non mette tutto in una street sola

L’osservazione sul campo dice che il professionista di tornei dal vivo è piuttosto riluttante a puntare l’intero ammontare del proprio stack in una singola street, e preferisce battere l’avversario fino al river sfruttando le proprie abilità per la condotta di tutto lo spot.

È un comportamento che adotta, più o meno consapevolmente, i principi suggeriti dalle teorie della comunicazione: raccogliere informazioni finché ce ne sono da raccogliere, e decidere sull’ultima disponibile. Un giocatore abile può accorgersi di essere stato battuto al river e decidere di non puntare o di passare, preservando lo stack e la propria sopravvivenza nel torneo.

È l’analisi delle dinamiche di poker giocato e della condizione di all-in prima del river ad aver individuato l’utilità degli strumenti che le discipline della comunicazione offrono per colmare il vuoto informativo e interpretativo lasciato dalla matematica: strumenti che permettono di privilegiare le abilità alla sorte.

Quanto quella scelta sia praticabile dipende dalla situazione di rischio eliminazione in cui il tuo stack si trova all’inizio dello spot. È il secondo dei due fattori da cui le abilità dipendono, e regola quanto delle abilità che hai individuato riesci davvero ad applicare.

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